Olanda, altre immagini
Dai Paesi Bassi
Resoconto di vari accadimenti occorsi e disanima delle indoli e differenze dei due viaggianti
Il viaggiare, l'incessante movimento del corpo nell'occupare nuovi spazi, è da Pasquale e me vissuto con atteggiamenti diseguali, con passioni diverse. L'incedere, l'avanzare verso un punto che può dirsi meta, verso un luogo che lo spirito ha anelato, verso un riposo che le membra sospirano, se in me è condizione imprescindibile, quasi fosse della medesima sostanza dell'aria che respiro ed anzi più essenziale dacché senza il movimento la vita mi parrebbe noia e la noia è poco più che morte, è invece in Pasquale qualcosa di diverso, inafferrabile al mio intendimento. Questo ometto dalla zazzera scura, dallo sguardo a tratti fanciullesco a tratti corrucciato, fiero, ma spesso tolto dal vivere del mondo dai quei pensieri che quanto a volte lo innalzano tanto spesso lo abbattono, fu in Firenze, città brulicante di vita ed allegria, per anni vivendo al riparo da ogni contatto umano, in un periodo da egli stesso riferito come Indeiscenza, lontano da ogni istinto nomadico: una vita eremitica. Se non vi fosse stato il leggiadro tocco d’una introversa ragazza, quasi suo specchio, a voltare l’attenzione dello sguardo e del desiderio di Pasquale dai suoi studi, chi si fosse, per strana cagione della sorte, inoltrato oltre la soglia fumosa della sua stanza, non avrebbe con discernimento saputo intendere se in quel luogo vi fosse vita o se anche quella figura umana fosse invece parte dell’arredo. Il pensare che dopo una tale stasi si possa decidere, d’un tratto, di partire per migliaia di chilometri è certo un contrappasso e temo talvolta infernale. Sebbene non sia stata la sfida sportiva a muovere questo viaggio, la sfida, la competizione ed il continuo miglioramento sono la materia di cui è costruita l'impalcatura della mia stessa persona; forse effimera, forse inesatta, dacché ogni sfida dell'uomo è nei confronti del tempo risibile, ma agli occhi della passione, e nel brillare di quella scintilla nel soffio di tempo chiamato presente, eterna. Il vento contrario per gran parte del viaggio e la pioggia e la rottura, ahimé compianta, dell’ottima e filante prima macchina, quel bianco destriero che la memoria ha pianto in versi, m’ha reso sempre assai arduo rimanere fisso al proposito.
Ad Anversa, città per il mio compagno di viaggio ricca di ricordi, la mattina scopro che nel deposito bici, luogo illuminatissimo e con telecamere ad ogni dove, delle centinaia di biciclette parcheggiate, tutte tranne una sono al loro posto. Ov'era la mia, solo il catenaccio troncato, un ansa di ferro tanto tosta da aver fatto tentennare i ladri se tagliar quello o il palo a cui s'allacciava. Tra denunce ed acquisto d'una nuova macchina fummo ad Anversa per più tempo.
Forse fu il troppo stare fermi in quella città che aggrottò Pasquale e le tappe successive furono disastrose. Se in lui non è presente l’ardore sportivo, era in quei giorni più che assente. Il parlare, non già attività da lui amata, assente, al suo posto sguardi, smorfie, grugniti, sbuffi, motti balbi, parole tronche. E come io giro a destra lui fisso a sinistra: - che cazzo fai!? - Disattento, immerso in un mondo di pensieri a me del tutto estranei, taglia la strada a macchine, cammion, furgoni, motorini. Lo metto in guardia: spalleggia. Borbotta discorsi giostrati su metafore classiche, di gusto cimiteriale. Fierissimo, non osa rivelarmi lo stato della sua forza. Accelero, mi giro e vedo solo un puntino nero e rosso, una coccinella abbattuta che lenta avanza, mi fermo, ed il lento procedere m’irrita.
Lo attendo, al semaforo sopraggiunge paonazzo in volto, tanto acceso che le macchine inchiodano pensando da lontano a quello come al semaforo, poi accelerando veloce vedendo negli occhi infiammati, nelle orbite scavate, nello sguardo assente, l'immagine della morte. - Stanco?- in quella domanda tutto il mio fastidio - ma dove minchia vuoi andare? tu, il giro d'Europa. Fatichi sul piano! - E come innervosito ripenso al viaggio sopraggiunge l'inattesa risposta - no, posso fare altri 40km, andiamo a Rotterdam - Parto, 500 metri dopo è 600 metri indietro: ha sbagliato strada. Ci fermiamo in un grazioso campeggio, in una stupenda cittadina.
Le tappe, solo qualche giorno prima tracciate, già abbandonate. Penso contemporaneamente e alla parte gastronomica e al sito e a come avessi dovuto organizzarle in altro modo richiedendo troppo tempo quello che avevo ideato, ed occorrendosi più persone e più denaro per il compimento, ed al denaro speso, ed al tempo, ed a come possa essere possibile che quella coccinella depressa abbia rallentato così tanto il passo rispetto alle tappe francesi.
- Un anno così? Con al ritorno null'altro oltre ciò che avevo quando son partito? - Dacché con questo umore lo sguardo diventa assente: - mai! - D'un tratto mi chiedo se'l mio compagno di viaggio sia pronto, se non sia troppo arduo per lui il cammino; da lui nessuna risposta.
Non sono fortissimo, né di fisico, né purtroppo di carattere, se lo fossi, lo sport lo farei a livelli professionistici, e non, probabilmente, come giramondo, ma ciò nondimeno è alle mille varianti del movimento atletico, nei vari terreni, in vari modi, che la mia passione si rivolge, brama, desidera e cerca. Ed infatti, il corpo di chicchessia se non fosse mosso da un ardere di giusta proporzione mai avanzerebbe che di quanto richiesto, e sempre eviterebbe il doversi pedalare e consumare tante energie sì a lungo e per tanto tempo.
Per Pasquale lo sport è la palestra: prima in Campo di Marte, poi in stanza, dacché anche quell'uscire gli stava a noia, ed assai meglio era potersi allenare nella stessa zambra fumosa, in quella biblioteca di libri aperti e riletti ove le ore passavano immutate. Assai più presente, quasi totalizzante nella sua persona è la contemplazione. Egli in questo viaggio si nutre del soffio che lo ispira, si muove di quella forza, se vien meno, il suo pedalare cessa. Ed io mi incazzo! e taccio.
Per me la contemplazione è intuizione e sempre son stato affascinato da quelle menti capaci di rimanere fisse su un concetto, manipolarlo, modellarlo, visualizzarlo, riporlo e riprenderlo a piacimento. Terreno in cui per via della mia inquietudine, che altro non è se non la scarsa capacità della mente di far quello, ho sempre trovato arduo il muovermi e a tratti noioso e doloroso il non riuscirvi.
Io percorrendo una via che non mi è facile, ma bramo e lui virando per l'altra, da me percorsa e a lui ignota, ci troviamo sovente, e quell'incrocio è il cardine della nostra amicizia. Rimanere in stazione abarica in quell'istante, per il tempo che richiede un viaggio siffatto non so se sia possibile, dacchè come io proseguo, seguendo il mio desiderio e non il mio volere, da un lato, egli, contemplando, tacendo ed ammirando diverge dall'altro, e la lontananza divien tanta, che'l laccio che ci unisce, se troppo tirato, si spezza.
Avendo, tra le varie disavventure di questo viaggio, rimpiazzato un ottimo portatile con uno piccolo ed economico e sgravatomi di molto di quel carico, che non al viaggiare, ma all'attività ad esso strettamente connessa (il reperire informazioni gastronomiche) sarebbe servito, unito all'essermi reso conto, che anche con quelli, la realizzazione solista di quell'idea era improba e l'idea stessa inesatta, sommato al maggior costo del viaggio (in certa misura proprio a causa delle varie disavventure) ed alle differenze nostre e del nostro viaggiare, fissammo, come punto certo, le Lofoten: isole, da entrambi agognate, sognate e prima fiera tappa, del primo capitolo di viaggio: l'Europa. Poi, lì giunti, e la strada è ancor lunga: decideremo, valuteremo e partiremo, per una o due vie è prematuro saperlo.
Un ultimo appunto. Ogni attività è strettamente correlata ad uno stato d'animo soggiacente, senza il quale, quell'attività vien resa tosta, se non impossibile. Per il divorare distanze, quello stato d'animo altro non è che la grinta: una sorta di rabbia plasmata, piegata, resa forza ed ottimistica convinzione del raggiungimento e del superamento d'ogni distanza. S'io, per mantenerla, mangio soventissimo ed ad ogni villaggetto, la distanza che mi separa da Pasquale mi regala un panino all'aringa (2,50€, pesce crudo, cipolle, pane e niente più: una leccornia!), Pasquale necessità di ben altro: il tabacco.
In quei giorni in cui il mio compagno di viaggio era abbattuto e nonostante il felice vento da meridione ci spingesse un poco, la sua velocità era tale che se fosse andato un nulla più lento, mi sarei complimentato per la capacità di tanto stare su un luogo, fermo, in equilibrio. Cosa cambiò nei giorni successivi e che lo rese nuovamente forte e discretamente veloce fu il ritorno del vecchio vizio e sebbene, e per estetica e per gusto, e per maggior salute, io l'abbia in qualche modo convertito al sigaro, ben so, che ancor più gravemente, anche quelli lui aspira. Contro ogni aspettativa, ma sottolineando l'importanza della grinta per la distanza, il riprendere l'abbandonato vizio ci condusse a risolcare quelle tappe, che pareva fossero miraggio.
Fumante dunque la via Norvegese, oltre il circolo polare artico, verso quelle terre ricche, ed ancor colme di fascinoso mistero.
Da Schiermonnikoog, Bacchin Marco
Olanda, alcune immagini
Alcune immagini. Purtroppo questo piccolo notebook riesce a malapena a ridimensionarle (8 secondi tra l'apertura dell'immagine e il ridimensionamento + 3 secondi per salvarla, in modalità alte prestazioni) sviluppare i raw impossibile. Piazzo quindi le foto così come escono dalla macchina fotografica in jpeg, del resto la bellezza dell'Olanda dovrebbe riuscire a controbilanciare la minor accuratezza delle foto.
Il veloce ronzino
Non è un purosangue, ma non importa. Sgravata del carico eccessivo (pentole, fornello, accappatoio, giacca invernale, teli fotografici, carrello, coltelli, ricambi dell'altra bici, abiti civili, mutande, calzini e tutto ciò che poteva essere eliminato: ahimè anche di un notebook che era d'uopo per gestire le foto) è filante, un po' incespicante nelle partenze a causa di quella ridicola semi-finta sospensione anteriore con un escursione scattosa di pochi centimetri. Il cambio (shimano acera) a 7 rapporti fa il suo se non gli si domanda troppo, il portapacchi regge fino a 25 kg il che è bastane essendo il materiale fotografico in spalla. Ho cambiato il manubrio da Graziella, troppo scomodo (ma perchè li fanno?) ed installato dei pedali SPD. Il lucchetto, U-lock, pesa un paio di chili, di diametro notevole: se tagliano anche questo (70€ di catenaccio) ...
Naturalmente questo implica niene sterrati e sentieri, né pesi eccessivi, né strapazzamenti di alcun tipo. L'essersi privato dei fondali ed ahimé anche del pc implica niente possibilità di still-life gastronomici. Talvolta l'Orbea mi manca, mi duole il ricordo di tutto il lavoro, il pensiero, le invenzioni per prepararla. Questo ronzino però mi sta simpatico, riesco a spingerlo veloce e m'auguro lontano.


Sezione non ancora attiva. L'idea è quella di un blog nel quale narrerò delle varie scoperte gastronomiche in cui mi imbatterò viaggiando.








